﻿{"id":882,"date":"2022-07-25T16:55:58","date_gmt":"2022-07-25T14:55:58","guid":{"rendered":"https:\/\/ambpristina.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2022\/07\/fassino-presidente-commissione\/"},"modified":"2022-07-25T16:55:58","modified_gmt":"2022-07-25T14:55:58","slug":"fassino-presidente-commissione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambpristina.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2022\/07\/fassino-presidente-commissione\/","title":{"rendered":"Fassino (Presidente Commissione Affari Esteri della Camera) su &#8220;Repubblica&#8221;: &#8220;L&#8217;UE apra finalmente le porte ai Balcani&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Dobbiamo sperare che la Russia ci invada perch\u00e9 l\u2019Unione europea ci apra le sue porte?&#8221;. Sono parole rivoltemi qualche settimana fa da un diplomatico balcanico che bene rappresentano la frustrazione maturata nei Balcani occidentali di fronte alla esasperante lentezza \u2013 complici le reticenze e le miopie di non poche capitali europee \u2013 imposta dall\u2019Unione Europea al processo di allargamento, che in realt\u00e0 fu promesso all\u2019indomani della pace di Dayton nel 1995 e formalmente assunto con il Consiglio europeo di Salonicco del 2003. Una lentezza che in questi anni ha prodotto non solo frustrazione, ma anche crescente invasivit\u00e0 di altri attori \u2013 Cina, Russia, Turchia, Emirati \u2013 e rallentamento delle riforme a cui i Paesi candidati devono attendere per adeguarsi agli standard europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019aggressione russa all\u2019Ucraina, cambiando radicalmente lo scenario europeo, ha obbligato la Ue finalmente a superare reticenze e ambiguit\u00e0 e a poche settimane dal riconoscimento a Ucraina e Moldavia \u2013 e in futuro alla Georgia \u2013 dello status di candidato sono state finalmente convocate le Conferenze intergovernative per l\u2019avvio dei negoziati di adesione di Albania e Macedonia del Nord, che si affiancano cos\u00ec ai negoziati gi\u00e0 avviati con Serbia e Montenegro. E a cui \u00e8 urgente che segua il riconoscimento di \u201ccandidato\u201d alla Bosnia e una<em> road map<\/em> europea per il Kossovo. Scelte che per essere efficaci e corrispondenti alle esigenze di stabilit\u00e0 e sicurezza richiedono di essere adesso percorse con passo rapido e in tempi certi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scelte che l\u2019Italia ha sostenuto con determinazione con un impegno stante del governo e il sostegno unanime del Parlamento, con la consapevolezza del carattere strategico dei Balcani occidentali negli equilibri dell\u2019Europa e del Mediterraneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S\u00ec, perch\u00e9 quelle decisioni di allargamento non sono una gentile concessione, ma una necessit\u00e0 per la sicurezza e la stabilit\u00e0 dell\u2019Europa intera. Con l\u2019aggressione all\u2019Ucraina, Mosca ha di fatto disdetto gli Accordi di Helsinki e i suoi principi di intangibilit\u00e0 delle frontiere e della integrit\u00e0 territoriale di ogni Stato, non uso della forza nella risoluzione dei contenziosi, pieno rispetto di indipendenza e sovranit\u00e0 di ogni nazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Principi che sono stati sostenuti da Mosca con la riedizione della dottrina della \u201csovranit\u00e0 limitata\u201d a cui devono sottomettersi i Paesi vicini. Imposizione a cui sono esposte in particolare le regioni dell\u2019Europa orientale, ai confini esterni dell\u2019Ue, dove non a caso sono esplose le uniche guerre conosciute in Europa dalla fine del secondo conflitto mondiale e cio\u00e8 nel Caucaso, nei Balcani, in Ucraina. Conflitti che non solo sconvolgono i Paesi direttamente coinvolti, ma che rappresentano un\u2019insidia per la stabilit\u00e0 e la sicurezza dell\u2019intero continente. Dal che discende che l\u2019integrazione di quelle aree nell\u2019Unione europea \u00e8 una scelta strategica indispensabile per sottrarre quei Paesi alla instabilit\u00e0 e ai conflitti e rafforzare la sicurezza di tutta l\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben lo ha compreso la Nato che in questi anni, mentre la Ue tergiversava, ha aperto le sue porte a Albania, Montenegro e Nord Macedonia, offrendo loro cos\u00ec un ombrello di sicurezza e rafforzando il fianco sudorientale del continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma: si tratta di decidere finalmente se avere i Balcani occidentali pienamente integrati nell\u2019Unione europea e nelle sue politiche \u2013 dalle scelte di investimento e crescita alle politiche sociali, dalle strategie di politica estera e di sicurezza alle politiche migratorie e agli standard dello stato di diritto \u2013 oppure se tenerli sull\u2019uscio di casa, in un limbo permanentemente esposto al rischio di nuove crisi e conflitti. E nei nuovi assetti geostrategici disegnati dal conflitto ucraino, si tratta di decidere se consegnare il destino dell\u2019Europa orientale nelle braccia di Mosca o di Pechino oppure scegliere, senza inutili reticenze e con determinazione, di proseguire l\u2019unificazione del continente intorno ai valori di libert\u00e0, democrazia, diritti. E cos\u00ec rafforzare la sicurezza, la prosperit\u00e0, la crescita dell\u2019intera Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&#8220;Dobbiamo sperare che la Russia ci invada perch\u00e9 l\u2019Unione europea ci apra le sue porte?&#8221;. 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